interni in terra _ Sirmione(BS) _ Lago di Garda

By isabella • Terra Cruda • 5 giu 2012

 

 

Ogni luogo è connesso in qualche modo al nostro essere. L’ambiente che ci circonda trasmette, racconta la propria storia attraverso quegli elementi che lo definiscono e non è separato da noi. Ogni cosa è interconnessa. Parlano la patina e le tracce delle pareti delle architetture che costituiscono un agglomerato urbano, la forza degli elementi naturali rappresentati da piante di un certo tipo che caratterizzano una campagna, le costruzioni lasciate dai vari passaggi dei popoli. L’Universo è estensione del nostro corpo. Attraverso il corpo diventiamo fruitori dello spazio, entriamo in contatto con tutto questo, lo viviamo e lo impariamo a conoscere osservandolo, ascoltandolo, percorrendolo. Considero lo spazio come proiezione del nostro essere. La casa riflette le nostre credenze, i nostri interessi, il nostro spirito, le nostre esitazioni. Nasce come rifugio ed è organismo vivente. L’ambiente fisico che sta all’esterno della sua struttura porta una traccia anche al suo interno dove gli stati emotivi, lo stare, il risiedere di chi vi entra si intrecciano. Estendere il senso di sè alla casa costituisce il primo passo per espandere l’identificazione del nostro essere oltre i limiti di tempo e forma.
Sirmione posa su una lingua di terra che si addentra nella parte più ampia del Lago di Garda. A sud la Rocca Scaligera segna l’unica via di accesso alla terraferma e rilascia nell’aria la memoria medievale. É luogo di passeggiate lungolago, di terme e visite ai siti storici tra cui le Grotte di Catullo. Ogni giorno ondate di turisti ne attraversano l’ingresso, si inoltrano e portano linfa economica al borgo. Tutto si muove in risposta alle richieste turistiche. Il luogo di intervento appartiene a questo nucleo caratterizzato da ricchezza storica, culturale ed economica.
L’abitazione è collocata al secondo piano di un palazzo prospicente la Torre Scaligera. Sensibilità e riflessioni attorno al tema della “sostenibilità” hanno orientato il progetto di ristrutturazione e ridistribuzione degli ambienti interni, scegliendo materiali naturali tra cui la terra cruda, proposta con criteri e consapevolezza contemporanei. Lo spazio è ampio, la luce che lo pervade vede tutto il movimento del sole. Sono state sfruttale le doppie altezze e un gioco di dislivelli articola il piano.
Ripulendo e rimuovendo alcune superfici sono emersi materiali appartenenti alla storia della casa, occasione per misurarsi con il loro possibile riutilizzo conservando, in questo modo, l’identità storica della casa. Le pareti svelano le tracce disordinate di numerosi interventi: strati su strati di materali tra loro diversi. Ridare organicità all’intera “pelle” interna dell’ambiente, è stato uno degli obiettivi. Recuperare il materiale che compone il suolo per dare nuovo aspetto allo spazio in questione è un’azione semplice, elementare che ricollega all’abitare nella sua forma primordiale ma che in un contesto simile ha assunto un valore e un significato nuovo e ha dato luogo ad una serie di riflessioni sulle possibilità di integrazione e di dialogo tra realtà, contesti e pensieri differenti. La terra scelta è stata analizzata per individuare il giusto rapporto tra argilla e materiale inerte al fine di valutarne l’efficacia, la fattibilità e le potenzialità espressive. E’ stata utilizzata sotto varie forme: come intonaco, come finitura di tramezze non portanti, mescolata alla paglia come tamponamento di pareti con strutture in legno e ferro,  impastata con molta paglia a realizzare la base di un letto.
Una scala che percorre due piani è l’elemento che collega e allo stesso tempo divide il suolo pubblico dall’intimità della casa, il “sotto” e il “sopra”. Risalendone i gradini si incontrano la cucina di un ristorante, gli spogliatoi del personale, un terrazzo con dei tavoli: tutto questo costituisce il percorso spazio-temporale che conduce alla porta d’accesso della casa. La soglia ha un grande valore simbolico e una volta attraversata sentiamo che non siamo più gli stessi. Da una parte quindi la realtà caotica del continuo vocio, del movimento ripetitivo e convenzionale del tragitto turistico e dei realtivi servizi, dall’altro la presenza di un agire che attraverso la forza elementare dell’uso della terra ha proposto nuove forme di intendere lo spazio, i suoi percorsi, l’abitare, rimpossessandosi di quella “primitiva spontaneità” appartenenente alla nostra memoria e sperimentando antichi saperi.
Il gruppo di lavoro si è formato grazie agli inviti estesi da Fabio. Il cantiere è stato concepito come un vero e proprio work-in-progress. Immergendosi sempre più in un lavoro che si è rivelato appassionante, si è creata quella sinergia in cui ogniuno ha riconosciuto spontaneamente il proprio ruolo e questo ha contribuito fortemente a definire in modo armonico intenzioni, scelte di progetto e modellazione dello spazio.
Osservarvando intorno a me ho notato come i quattro elementi fossero presenti. L’acqua (piano emotivo) a riempire la forma del bacino del lago, la terra (piano fisico) quella di Sirmione, raccolta e poi stesa in tutte le superfici della casa. L’aria (piano mentale) percepita attraverso l’imprevedibile cambio della forza del vento. Il fuoco (piano della coscienza) invocato nei momenti di aggregazione e di raccolta, ha alimentato la vitalità del gruppo portando continua trasformazione.
Interni in terra ha colto l’occasione per coinvolgere gli studenti dell’Università LABA-Libera Accademia di Belle Arti- di Brescia, alcuni professionisti del settore e chi interessato alla terra, in un workshop della durata di una settimana. Un ciclo di lezioni teoriche e applicazioni pratiche in cantiere finalizzate alla sperimentazione e messa in opera di tamponamenti in terrapaglia, trattamenti superficiali,  intonaci e alla realizzazione di una panca radiante in terra battuta (pisé). Non si è trattato solo di tecniche e di modalità di applicazione di un materiale presente in natura ma anche di approccio materico attraverso l’esplorazione sensoriale dell’elemento più fecondo del pianeta. Senzazioni ed emozioni hanno accompagnato il workshop liberando la creatività di ogniuno e poter condividere questo momento è stata per me un’enorme gioia. Operare direttamente in cantiere, poter partecipare attivamente alla messa in opera di varie tecniche ha sottolineato l’importanza del “fare” e ha creato un dialogo diretto tra studenti, professionisti, tutor e insegnati, sollevando argomenti su cui riflettere e portando nuovi stimoli. Il pensiero creatore non è più solo astratto ma trova corrispondenza concreta nell’immediatezza dell’azione. Da qui nasce il “saper fare” : la materia di insegnamento deve formare capacità e l’esperienza è la chiave fondamentale per la conoscenza. Agli occhi di qualsiasi persona risalisse quella scala, e varcasse la porta oltre il quale accadeva tutto questo, il lavoro svolto destava sicuramente curiosità, a volte entusiamo, a volte perplessità, e questo ha reso tutto più interessante. Ringrazio Fabio per aver dato origine e creduto a questo progetto e Michela e Angelo per aver alimentato e collaborato a questa prima fase di trasformazione dello spazio della loro casa.
Progetto e direzione lavori: arch. Fabio Furiani
Hanno collaborato: Fabio, Marta, Isabella, Luca, Davide, Mirko, Stipi, Vincenzo, Stefan, Gaia, Michela, Angelo, Michelangelo, Beppe
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