Il mestiere dell’arte _ Mulino Bortoli _ Nove(VI)

By isabella • Ceramica, Terra Cruda • 23 dic 2015

 

in occasione di PORTONI APERTI _ XVIII Festa della Ceramica – Nove (VI)

             Isabella Breda | Tessitura | 2015

 
Nove, paese della ceramica. Luogo attraversato da corsi d’ acqua. Acqua che ha facilitato i trasporti e fornito la forza per azionare i mulini sorti per preparare gli impasti ceramici. Lungo la Roggia Isacchina, il corso d’acqua che attraversa il paese incontriamo due mulini. Il Mulino Antonibon Barettoni Bortoli è uno di essi. Luogo dove la stratigrafia della storia si legge nel colore e nel grado di ossidazione del ferro degli ingranaggi, dove la luce è filtrata dall’ opacità delle polveri, dove qualcosa delle superfici si sgretola perdendo la loro continuità materiale, ma restando pur sempre autentiche. Riporto sotto lo scritto di Antonio Bernardi, direttore artistico della XVIII Festa della Ceramica. Le sue parole hanno il potere emotivo di evocare l’ atmosfera respirata in quello spazio.
 
Il Mulino Bortoli e le opere di Pasquale Difonzo e Isabella Breda

 

Mestiere e arte. Non sempre accade, ma i due termini si sovrappongono, si intrecciano, si contaminano,
per cui discorrendo di mestiere si dice dei “segreti e delle difficoltà di un’arte” o parlando di arte si dice della “destrezza del fare”.
Il luogo, la Roggia Isacchina, un mulino, il tempo che un po’ lo consuma, l’abbandono.
La materia murata, la parte tenera, sabbiosa, povera, brentana che avvolge la materia argillosa, cotta che sembra conservare nel colore il fuoco della fornace.
Il cemento lisciato che tiene e no, cede e rivela, perché l’aria è umida e scolpisce bassorilievi imprevedibili in continua, impercettibile evoluzione.
Con la luce del giorno che penetra e disegna il pavimento, geometrie che si spostano, scompaiono. Fuori una protuberanza del vecchio mulino, in cemento armato, a cavallo della roggia, la turbina in corpo, propaga il suono sempre presente, abita in modo discreto, non è un rumore, le piccole variazioni lo rendono discreto e un buon compagno di viaggio nel tempo.
Fa pensare alle materie prime, portate qui, pesate, frantumate, mescolate da organi di legno, ferro, cuoio. Questo è stato un luogo di trasformazioni. Si entra separati, si esce uniti per sempre, emozionati.
Le opere di Pasquale e Isabella sono entrate e rivelano all’istante una sorprendente, docile, naturale capacità di dialogo con questo arcano edilizio.
Sono nate lontano ma potrebbero abitarlo a lungo.
Sono così intimamente dotate delle stesse ragioni, analoghi processi, regole, tensioni, che incantano.
Hanno cercato, trovato elementi primi, abbondanti o sepolti, con la passione e la ragione li hanno posseduti, come in natura, in un rapporto amoroso e ora li hanno offerti.
Questo dialogo singolare tra le opere e l’edificio rende unico l’evento, lo fa emergere nel nostro quotidiano e nel tempo di Nove, paese marcato nel passato dalla sincera, sciolta, a volte creativa capacità dei pittori che pennellavano sopra e sotto il vetro dei rivestimenti.
Antonio Bernardi

 

Isabella Breda

Trame di Terra | 2015 | 120×240 cm

Pasquale Difonzo

Frammenti 0115 | 2015 | Lead Tin | Embossment | 165x60x3 cm

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