green decor _ Venezia

By isabella • Terra Cruda • 20 feb 2019

 

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Un ambiente non è soltato lo spazio delimitato da una sequenza di pareti definita da una geometria. E’ anche un campo che accoglie e comunica gli stati d’animo e le sostanze emotive delle relazioni umane, ed ha una sua aura. Intervenire in un interno significa per me fondere la nostra capacità di percepire l’immaterialità delle atmosfere che danno carattere ad un ambiente, con la capacità di immaginare l’evoluzione che può avere. Il lavoro creativo implica una proiezione di un immaginario che si fa materia.

In questa occasione lavorativa Albero e Giacomo non sono stati solo clienti e spettatori ma hanno partecipato all’elaborazione di un immaginario scaturito dall’intreccio delle loro visioni con le mie.
Oltre a rispondere a requisiti funzionali le pareti di terra incorporano l’ingrediente tattile inconscio qui reso evidente dalla sensibilizzazione delle pareti attraverso texture scelte integrando i motivi dei merletti di Burano.
Equilibri compositivi, dimensioni, direzione della luce, percezione visiva e corporea, armonia e proporzione: un flusso suggestivo materializzato nelle pareti bagnate di verde e nelle texture cristallizzate da un impasto di terra sabbia calce e acqua. La vista è coinvolta e ci restituisce immagini tattili.
I rilievi cambiano e vengono resi più o meno visibili dall’orientamento della fonte luminosa. Il tipo e le qualità della luce richiedono una accurata valutazione.

La dimensione del tempo a Venezia è una materia. La si sente nelle modanature, nei contorni di mosaici levigati dal continuo calpestio, nelle geometria che ha perso gli angoli. Il tempo stratificato apre le porte di alcune memorie nel suono dello scricchiolio del legno di antichi pavimenti, nelle pietre che svelano la loro fibra.
Una città che più di altre si fa misurare dalla lunghezza dei nostri passi. Il nostro corpo è in costante interazione con l’ambiente. Un continuo addentrarsi in uno spazio, nell’incertezza di un percorso tra i palazzi, nel ritmo alternato tra una luce radente e drammatica e il buio, profondo, che odora di mistero, di acqua e di sale. Lo spazio si moltiplica innalzandosi o ci trattiene giù, in quello percepito del suono dei passi attraverso il riverbero e il rimbombo sull’ossatura dei mattoni smangiati dal sale.

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